...E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo,
tu potrai rispondere loro: Noi ricordiamo.
Ecco dove alla lunga avremo vinto noi.
E verrà il giorno in cui saremo in grado di ricordare
una tal quantità di cose che potremo costruire
la più grande scavatrice meccanica della storia e scavare,
in tal modo, la più grande fossa di tutti i tempi,
nella quale sotterrare la guerra.
Ray Bradbury, Fahrenheit 451
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Se cacci tutti i rumeni poi con chi te la prendi?
L'angoscia (e l'odio) di un uomo qualunque
Ascanio Celestini
Io odio questi razzisti che vogliono cacciare tutti i rumeni.
Mi scusi, io sono un uomo qualunque. Io sono l'uomo della strada. Io sono uno che porta a pisciare il cane e tra un bisogno e una grattata alle pulci mi faccio un'idea di come va il mondo. Io dico quello che penso, non ho peli sulla lingua. Io sono quasi come Ferrara. E voglio dire che odio questi razzisti che vogliono cacciare tutti i rumeni.
Ma se tu mi cacci i rumeni... tu che sei razzista poi con chi te la prendi? Il razzista c'ha poca fantasia, non riesce a odiare una razza inferiore se non ce l'ha davanti.
Ma lei se l'immagina il Ku Klux Klan in America se non ci stavano i negri? Cosa facevano tutti quei bravi americani incappucciati? Invece di andare a impiccare gli schiavi per le campagne se ne andavano a giocare a calcetto? Ha mai provato a giocare a pallone col cappuccio in testa e i buchetti per gli occhi? Il razzista non riesce a odiare una razza inferiore se non ce l'ha davanti.
Per questo esiste l'immigrazione. Non puoi fare seriamente il razzista se odi gli aborigeni australiani e tu sei ciociaro. Allora il mercato mondiale coi flussi migratori manda anche a te che stai a Strangolagalli in provincia di Frosinone un negretto da odiare nel cortile di casa.
Se i negri, gli albanesi, i rumeni, le mignotte russe se ne tornano a casa noi che facciamo? Andiamo tutti in Romagna a odiare i tedeschi che vanno in vacanza a Riccione?
Mi scusi, io sono un uomo qualunque. Io sono l'uomo della strada. Io sono uno che porta a pisciare il cane e tra un bisogno e una grattata alle pulci mi faccio un'idea di come va il mondo. Io dico quello che penso, non ho peli sulla lingua. Io sono quasi come Ferrara.
E ribadisco che odio questi razzisti che vogliono cacciare tutti i rumeni.
Secondo me i politici non sono abbastanza razzisti. Ci vorrebbero persone nuove al governo. Per esempio gli imprenditori. I palazzinari che tengono i muratori rumeni per 20 ore al giorno in cantiere e gli fanno fare la fame. Quelli che si prendono la serva, gli danno due lire e manco la mettono in regola.
E se tu sei un rumeno, vuoi farti sfruttare, ma non c'hai i soldi per il treno..ci sono gli schiavisti che vengono a schiavizzarti direttamente a domicilio.
Sono più di 10mila le aziende italiane da quelle parti. L'Italia è il partner n° 1 della Romania. Significa che la Romania è una colonia italiana. E poi le dico un segreto: che se è scientificamente provato che il rumeno è una razza inferiore... in Romania... è pieno così di rumeni!
Altro che Ku Klux Klan. Se l'immagina che figata se gli incappucciati se ne andavano direttamente in Congo a sparare ai negri? Fare i razzisti direttamente in loco è come andare a pesca all'acquario di Genova. Per fortuna che qui in Italia ce ne abbiamo 1 milione di rumeni. Per me che non mi posso permettere di andare a Bucarest... mi basta portare fuori il cane per guardarmi le mignotte slave lungo la strada. Scendo col cane e mi accodo alla ronda del mio condominio. Andiamo a bruciare qualche baracca. Tanto il clandestino non ti denuncia. Se va dai carabinieri quelli lo rimandano in Transilvania dal conte Dracula.
Per questo che io odio questi politici razzisti che vogliono cacciare tutti i rumeni. Se mi sbaraccano il campo nomadi io nel parco ci vengo solo per far pisciare il cane. Mi viene la malinconia, mi sento un pensionato.
Ribadisco che i politici non sono abbastanza razzisti. Dovrebbero imparare dagli imprenditori. Quelli fanno il porco comodo loro e ti buttano il discorso sull'economia. Ti dicono «mica li schiavizzo... io gli do il lavoro». Uno stipendio in Romania dove non c'hanno diritti e lavorano giorno e notte sono 300 euro al mese. Qui in Italia non ci paghi manco un operatore di call center sfigato a part-time!
E magari l'imprenditore è pure convinto di fare del bene. Perché il razzista migliore è quello che è convinto di non esserlo.
Io sono un uomo qualunque, ma le voglio dire che il razzismo è come il culo. Vedi quello degli altri, ma il tuo culo non riesci a vederlo. Tu provi a guardarti il culo, ma non riesci mai a vedertelo per bene. Il mondo è pieno di culi. Sei miliardi di esseri umani, sei miliardi di culi. Sei miliardi di chiappe appaiate che si muovono davanti ai tuoi occhi. Sei miliardi meno uno. Il tuo. Il tuo non riesci a vederlo.
E il razzismo è uguale. Vedi razzismo ovunque tranne addosso a te. Glielo dicevo ieri all'inquilino del piano terra mentre picchiavamo un barbone. Lui dice che è una volgarità gratuita questa del culo. Che il paragone si può fare anche coi denti. Che vedi i denti degli altri, ma non i tuoi... eccetera... E invece si sbaglia. In quel momento infatti ho dato un calcio in bocca al barbone e gli ho staccato due denti. Gli ho detto «vedi? Adesso questo pezzente se li può vedere i denti suoi!» Per non parlare del particolare caso della dentiera. La sera te ne vai a letto, ti togli i denti finti, li infili nel bicchiere con la pasticca effervescente che li igienizza. E puoi addormentarti felice di guardarti dentro alla bocca.
Io vorrei sfilarmi il culo come una dentiera e infilarlo dentro a un secchio. Mettermelo sul comodino a mollo nell'intimo di Karinzia. Vorrei infilarmi nel letto e addormentarmi felice guardandomi il culo.
Mi scusi la volgarità, ma io sono un uomo qualunque. Io sono l'uomo della strada. Io sono uno che porta a pisciare il cane e tra un bisogno e una grattata alle pulci mi fa un'idea di come va il mondo. Io dico quello che penso, non ho peli sulla lingua. Io sono quasi come Ferrara.
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/19-Luglio-2008/art19.html
La marmaglia
di Paolo Nori
Il giorno di ferragosto del 2007 ho visto il mio amico Tim, che non vedevo da un anno. Eravamo io e lui, a Parma, e c'era caldo.
Abbiamo girato un po' per il centro, abbiamo preso un caffè, ci siamo raccontati quello che ci era successo e non c'era da essere tanto allegri, ma neanche da sbattere la testa contro il muro.
In centro era tutto chiuso, abbiamo preso un autobus siamo andati a mangiare nella pizzeria sotto casa mia, in periferia, in casa non avevo niente, solo cibo per gatti. Eravamo i primi clienti. Non so perché racconto queste cose.
La pizzeria si chiama Il veliero, ed è arredata come un arredatore si immagina sia arredato l'interno di un veliero, bianco, verde e arancione. Mi piace molto.
C'è una vetrinetta con una collezione di bottiglie mignon di liquori. Mio babbo ne aveva sempre in casa. Di amaro Ramazzotti. Da quando ho avuto dodici anni mi ha detto che potevo berlo anch'io, tanto non faceva niente. C'era anche una pubblicità, Un amaro Ramazzotti fa sempre bene, due ancora meglio. Io, ogni tanto, andavo fino alla vetrinetta che era in sala di fianco alla televisione, la aprivo, aprivo il tappo di plastica della bottiglietta e truc, bevevo tutto d'un fiato. Sono trent'anni che non ne bevo. Non mi manca. E forse era Cynar.
Dopo un po' in pizzeria hanno cominciato a arrivare degli altri clienti. Il cameriere chiedeva a tutti cosa facevano in città, perché non erano in ferie. Io gli ho detto che mi piace lavorare. Lui mi ha guardato per qualche secondo come se stesse per dire qualcosa, poi è andato via.
A un certo punto, da un tavolo alla mia sinistra, un signore ha cominciato a insultare un ragazzo molto grasso seduto di fronte a lui. Il ragazzo lo vedevo di schiena. Aveva i capelli rossi, e una maglietta arancione, e le braghe corte e le scarpe da ginnastica, e sembrava che guardasse per terra. Era il tono di quello che lo insultava, che lo faceva sembrare un ragazzo, dalla stazza poteva essere un uomo. Sémo, gli diceva il signore, Ignorànt. Lo diceva con disprezzo.
Il cameriere si è avvicinato al tavolo, si è rivolto al ragazzo Tuo padre fa dei sacrifici, per te, gli ha detto, tu devi ricambiarli, devi trovarti un lavoro per essere il bastone della vecchiaia di tuo padre, che adesso è lui che lavora per mantenerti a te.
C'era una terza persona, seduta a quel tavolo, una signora, che ha detto, rivolta al cameriere, Mio marito è in pensione. Ah, ha detto il cameriere, è in pensione?
Io e Tim mangiavamo del riso e ci piaceva molto, o forse avevamo molta fame.
Dopo qualche minuto il ragazzo si è alzato, ha preso un casco dalla sedia vicino a lui, si è avvicinato a sua madre, le ha preso la testa, l'ha baciata, è andato via. Intanto il padre diceva, con un tono che pretendeva al buffo, come se fosse una battuta che aveva detto altre volte e che aveva fatto ridere Io questa faccia la conosco. Il ragazzo non l'ha neanche guardato.
Io e Tim continuavamo a mangiare il riso.
La signora si è rivolta al cameriere gli ha chiesto Quanto tempo è, che sei qua? Trent'anni, ha detto il cameriere. Il cameriere era meridionale. E i primi tempi mi guardavano così, ha detto, ha abbassato la testa e ha fatto uno sguardo come se guardasse una cosa inspiegabile, come se avesse davanti una pizza triangolare.
Ah, ha detto la signora, ma adesso, con tutta la marmaglia che è arrivata.
E ci han messo del tempo, ha detto il cameriere, a considerarmi come loro.
Sì, ha detto la signora, ma adesso, con tutta la marmaglia che è arrivata.
http://www.deriveapprodi.org/editoriale.php?art=169
Ma noi
di Nanni Balestrini
1.1
non la riproduzione
con gli occhi del linguaggio
da qualsiasi parte ti metti
non mima niente
un varco incolmabile
un mare di ambiguità
dietro la pagina
gli anni della palude
non la riproduzione
nel paesaggio verbale
dopo la confusione delle
non c’è più posto per loro
la rivoluzione non è un
si lamentano sempre
mentre passiamo bruciando
un’altra restaurazione
la negazione di un modo di formare
con gli occhi del linguaggio
da qualsiasi parte ti metti
il rifiuto della storia
delle intenzioni e delle idee
5.3
senza lasciar tracce
7.3
questo tipo di montaggio
non è un sentimento
da qualsiasi parte ti metti
non c’è più posto per loro
delle intenzioni e delle idee
nel paesaggio verbale
l’amnistia ai fascisti
hanno fatto la ricostruzione
non c’è più tempo da perdere
voi non lo avete trasformato
in altre parole
non mima niente
la rivoluzione non è un
3.5
l’amnistia ai fascisti
5.5
l’azione consiste nel confronto fra
il linguaggio del linguaggio
qui manca un verso
9.5
un varco incolmabile
si lamentano sempre
senza lasciar tracce
hanno fatto la ricostruzione
l’azione consiste nel confronto fra
il rifiuto della storia
sovrappore un’altra immagine
l’arte dell’impazienza
la parola come un oggetto
un mare di ambiguità
mentre passiamo bruciando
3.7
non c’è più tempo da perdere
il linguaggio del linguaggio
sovrappore un’altra immagine
7.7
dopo un lungo silenzio
viene un verso più lungo di tutti gli altri
dietro la pagina
un’altra restaurazione
questo tipo di montaggio
voi non lo avete trasformato
qui manca un verso
l’arte dell’impazienza
dopo un lungo silenzio
nel paesaggio verbale
l’aborto della resistenza
gli anni della palude
la negazione di un modo di formare
non è un sentimento
in altre parole
5.9
la parola come un oggetto
viene il verso più lungo di tutti gli altri
l’aborto della resistenza
il rifiuto della storia
da Ma noi facciamone un’altra (1964-1968)
allegato
* Scarica il 68 di Balestrini
http://www.deriveapprodi.org/articolo.php?art=179
Il complotto
di Ascanio Celestini
I Viaggi di Repubblica (13 maggio 2008)
Quando sei un ragazzino pensi di vivere in un complotto. Pensi che le persone intorno a te vivano e agiscano in funzione della tua esistenza. Persino quelli che passano per la strada, quelli che ti guardano per un attimo e se ne vanno. Anche quelli che non ti vedono, anche quelli che stanno sullo sfondo. Io quando ero ragazzino pensavo di vivere nel complotto e provavo a riconoscere i passanti.
La donna grassa che prende il gelato e finge di concentrarsi sul pistacchio che si scioglie, la grossa leccatrice si nasconde dietro una lotta impari contro il caldo estivo sbrodolandosi di verde zuccheroso. Mi pare di essermela vista passare accanto almeno una decina di volte in questi anni. Forse il mese scorso era una tabaccaia dalla quale mio padre ha comprato sigarette e saponetta, forse aspettava l’autobus al Policlinico quando sono andato a fare il vaccino per l’allergia. Forse la sua stazza è un mascheramento, è lardo di gomma piuma. Forse è addirittura un uomo, è un bigliettaio del tram coi baffi finti o la testa rasata. Mi stanno distraendo con questa lottatrice di sumo e intanto gli altri mi guardano, mi studiano, mi indicano col dito. Migliaia di persone arruolate per farmi credere di vivere una vita vera e invece è il “complotto”.
E mio padre e mia madre? Erano artefici o vittime del complotto? Anche loro mi indicavano parlando sottovoce con la finta grassona che si toglieva la cellulite sintetica dietro un’edicola dei giornali pronta a cambiare ruolo? Oppure erano ignari della grande macchinazione? Poi abbiamo fatto un viaggio, siamo andati fino in Svizzera dai parenti emigrati. Chilometri di autostrada, dialetti diversi, panorami mai visti. Anche le montagne fanno parte del complotto? Saranno fatte di carta pesta o di cemento armato? Mi pare di riconoscere qualcosa anche lungo questa autostrada del sole.
Per esempio gli autogrill sono tutti uguali e chi se l’è inventati era un complottante senza fantasia. Ma costruire intere città solo per farmi cascare in un tranello deve essere stata una faticaccia. Tra Roma e Locarno ci sta tutta un’Italia fatta di case, paesi, chiese, piazze, trattorie, negozi, giardini, discariche, stabilimenti balneari. Diamo per buono che la natura sia precedente al grande complotto, ma le opere in muratura da casa mia al Colosseo sono fatte dagli uomini. Perché questa grande cospirazione? Non era ancora il tempo dei programmi televisivi che ingabbiano i deficienti nelle case dei Grandi Fratelli, non era nemmeno il tempo di Truman Show. E poi io non pensavo di essere in diretta televisiva.
Pensavo a un gioco. E quando sentivo i grandi dire “non è possibile, non può essere vero” perché avevano assistito a un episodio straordinario, avevano ricevuto una notizia sconvolgente o avevano letto un articolo di giornale su qualche terremoto, guerra o mirabolante accadimento, io gli avrei detto “non vi sembra possibile perché infatti non lo è! È solo un gioco”. Il Giappone rinnova la patente a un automobilista di 102 anni, un tedesco di 81 anni è a capo del più potente monoteismo planetario e un uomo di 72 anni guiderà l’Italia. Se si tratta ancora di un gioco, almeno svecchiamo i giocatori.
http://www.ascaniocelestini.it/pages/articoli_dett.php?id_articoli=49
Verrà quel giorno
il giorno è venuto
che ricorderemo
i precari del lavoro
come alla Liberazione
con i fiori e le bandiere
i caduti della guerra
nel conflitto mondiale
Maurizio: non riconfermato
Mara: non firma la conciliazione
Alessandra: non firma la conciliazione
Christian: non firma la conciliazione
Valerio: licenziato
Cecilia: non riconfermata, con invalidità ancora non riconosciuta
Emanuela: non riconfermata
Andrea: rinuncia dopo essere finito in ospedale
Jimmy: non riconfermato
Salvatore: licenziato
Tutti gli altri: stoppati, licenziati, non riassunti
Ave ave ave ave
avevamo versato il sangue
per una Repubblica fondata sul lavoro
Lode lode lode lode
lo deve sapere il popolo che ha perso dignità e diritti
per un piatto di lenticchie
Verrà quel giorno
il giorno è venuto
che le parole
usciranno dai denti
e ricorderemo
i giorni delle barricate
come in quinta elementare
le date del Risorgimento
2005
Marzo: prima assemblea spontanea e nascita del collettivo PrecariAtesia.
Maggio: primo sciopero con adesione del 90%.
Luglio: licenziamento di 4 lavoratori
Pochi giorni dopo: presentazione dell'esposto all'ufficio provinciale del lavoro.
2006
Maggio: non riassunti 400 lavoratori.
Agosto: l'ispezione dice che i precari devono essere tutti assunti.
Autunno: articolo 178 della finanziaria e condono per le aziende.
2007
Inverno: il collettivo non accetta di firmare la conciliazione.
Tutti costretti a uscire, a rinunciare al lavoro
in estate arrivano gli avvisi di garanzia per i membri del Collettivo.
Ave ave ave ave
avevamo versato il sangue
per una Repubblica fondata sul lavoro
Lode lode lode lode
lo deve sapere il popolo che ha perso dignità e diritti
per un piatto di lenticchie
Verrà quel giorno
il giorno è venuto
che siamo stati
tutti quanti licenziati
non abbiamo mangiato
questo piatto di lenticchie
non siamo mica il Titanic
non affonderemo cantando
Parole Sante! Parole Sante! Parole Sante!
Ave ave ave ave
avevamo versato il sangue
per una Repubblica fondata sul lavoro
Lode lode lode lode
lo deve sapere il popolo che ha perso dignità e diritti
per un piatto di lenticchie
Buon 25 Aprile, comunque
"Ce n'hoabbastanza "
di Vittorio Vitolo in arte Victor Cavallo
ce n'ho abbastanza per comprarmi una bottiglia di vodka
un chilo di arance un amburg il pane tondo una birra
un pacchetto di marlboro.
E poi mangio l'amburg col pane tondo tostato e
bevo la birra e fumo la marlboro e poi spremo due
arance con la vodka.
E poi esco e incontro la più grande figa della mia
vita con gli occhi verdi e le ciglia nere e la bocca
rossa e le mani nervose e decidiamo cazzo di non
fare nessun film di non scrivere nessuna stronzata di non recitare
nessuna cagata e di non andare in campagna
e di non occuparci della casa né della merda né dei capelli né dei comunisti.
Io butto nel fiume il trench di mio fratello
io compro i biglietti per la partita roma-river plate
io raccolgo gli occhi nella spazzatura
io accompagno mio figlio nel paradiso totale
senza nessun pericolo né gas né elettricità né politica
né bicchieri né coltelli né stanze di pavimento.
E lei scompare come le ore e appare come le ore
e me ne frego della pensione e me ne frego di morire
me ne frego dei fascisti e dovunque mi sdraio sogno
e ho sempre voglia di baciarla e gli alberi
respirano e le nuvole di merda si spaccano
e da dentro partono razzi luminosi
e dovunque sono vivo e non ho nessuna paura
né dei rinoceronti né dei serpenti né degli appuntamenti
e butto via l'elmetto e esco dalla trincea delle spalle di piombo
e mando affanculo tutti gli stronzi cagacazzi della terra
e grido come un'arancia stellare
e viaggio nella luce dell'ananas e cago cicche d'oro
sulla faccia dei nazi-igienisti maledetti
puliscicessi. Buttare via il tempo della vita
a lucidare i bidè e conservare i bicchieri
e sorridersi a culo sbarrato e invecchiare
come i più stronzi prima di noi.
Maledetti cagoni falsi e vigliacconi.
lei apparirà. Bruciando i tampax dell'anima sanguinante.
apparirà con gli occhi verdi e ciglia nere e bocca rossa
anima luminosa come arcobaleno puro
radice che spiega con tutta la chiarezza perché questa merda è merda
e finirò di vivere la vita con la paura di vivere la vita.
Victor Cavallo- da 1° Guida Poetica Italiana, 1979
http://www.activitaly.it/victor/cenho.htm
Salud!

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